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Saif
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mweamweqSaif o mwegmwewsayf (mwfain arabo سيف?, "spada"), anche mwfqseif, è un'mwfgarma bianca manesca del tipo mwfwspada tipica della mwgaPenisola araba. Originariamente mwgqarma a mwgglama diritta, a due tagli, assunse poi la forma della mwgwscimitarra per l'influenza dei mwhaTurchi in modo analogo a quanto occorso in mwhqPersia alla mwhgmwhwshamshir. La maggior parte delle informazioni oggi in nostro possesso sull'antica spada araba derivano da un trattato scritto nel mwiaIX secolo dal mwiqfilosofo mwigarabo mwiwal-Kindi.cite-ref-2[2]
Contents
• Storia
• Note
• Fonti
• Studi
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Storia
La produzione delle mwkwspade nella mwlaPenisola araba attraversò quattro fasi: il mwlqperiodo preislamico (spade forgiate prima del mwlgVII secolo); il mwlwprimo periodo islamico (spade del VII e mwmaVIII secolo); la c.d. "mwmqEpoca d'oro islamica" (spade forgiate tra il mwmgIX ed il mwmwXIII secolo); e l'Abbandono (spade forgiate tra il tardo XIII ed il mwnaXVI secolo).
Spade dell'Arabia preislamica
Prima dell'origine dell'mwnwIslam, l'Arabia aveva visto originarsi sul proprio suolo diverse civiltà, le cui tracce sono oggi testimoniate da reperti archeologici, sin dall'mwoaepoca protostorica. Tra le più floride civiltà, si annoverano i mwoqDilmun (crocevia tra la mwogMesopotamia ed i regni della mwowCiviltà della valle dell'Indo nel mwpa3000 a.C.), la coeva civiltà rupestre dei mwpqThamudeni, ed i mwpgSabei del mwpwRegno di Saba, fiorito nel I millennio a.C.
Tutte queste civiltà, originatesi nella zona costiera o comunque meridionale della Penisola Araba (attuali mwqqEmirati Arabi e mwqgYemen) svilupparono proprie precipue istituzioni militari e propri armamenti salvo poi entrare nell'orbita cultural-militare dei grandi imperi mediorientali dell'Antichità: mwqwAssiro-mwraBabilonesi, mwrqPersiani e mwrgSasanidi. È infatti ben testimoniato il ricorso a mercenari arabi da parte dei Babilonesi impegnati in continue lotte contro gli Assiri (mwrwIX-mwsaVI secolo a.C.).
Nel resto dell'Arabia, specialmente nelle zone desertiche di forte presenza mwsgbeduina, le condizioni di vita nomade limitarono lo sviluppo di istituzioni militari alla mwswsemplice schermaglia tra tribù finalizzata alla ricerca di bottinocite-ref-3[3]. Ciò non di meno, i beduini non disdegnarono confrontarsi con eserciti professionisti di passaggio nelle loro terre, come occorse agli assiri di mwuaEsarhaddon mwuqdiretti verso l'Egitto nel mwug670 a.C.
Spade dell'Arabia durante l'espansione islamica
Testimonianze dirette della vita di mwvqMaometto ci forniscono informazioni relative ad alcuni importanti centri di produzione di spade in Arabia al tempo del Profeta. Nel mwvg629, Maometto ordinò un assalto alla città di Mu'tah (attuale mwwaGiordania) per farvi incetta delle rinomate "spade mashrafiya". Il mwwqcronista mwwgIbn Ishaq (VIII sec.) riporta inoltre che al tempo del Profeta la tribù ebraica dei mwwwBanu Qaynuqa di mwxaMedina erano noti fabbricanti di spadecite-ref-4[4]. Nessun dato porta a ritenere che queste armi differissero nella forma da quelle dell'Arabia preislamica.
A quest'epoca risale poi anche il mito di mwygmwywmwzaDhū l-fiqār (ar.ﺫﻭ ﺍﻟﻔﻘﺎﺭ), o mwzqDhū l-faqār, la spada a due punte che Maometto donò al cugino/genero mwzgʿAlī b. Abī Ṭālib e che era stata presa dal Profeta ad al-Āṣ ibn Munabbih, il campione della mwzwMecca ucciso nella mwaabattaglia di Badr (mwaq624). La tradizione vuole che sulla lama della spada vi fosse scritta la frase mwaglā sayf illā Dhū l-fiqār wa-lā fatā illā ʿAlī, ("non v'è spada [migliore] di Dhū l-fiqār e non v'è campione [migliore] di ʿAlī") che sarebbe poi stata incisa su numerose lame di guerrieri musulmanicite-ref-iranica-5-0[5].
Spade arabe nell'Età d'oro islamica
Come accaduto in altre contrade del mwcqMedioriente (es. fond. mwcgPersia - v. mwcwmwdaShamshir), anche nella Penisola araba il sistematico diffondersi, a partire dall'mwdqXI secolo, di una classe politico-militare egemonizzata dall'mwdgetnia mwdwturca (v. mweaStoria dei popoli turchi), spinse in favore dell'adozione di un tipo di spada da cavalleria a mweqlama ricurva, basato sul modello del mwegmwewkilij mwfaselgiuchide, a discapito dei vecchi modelli di spada a lama diritta. Il passaggio avvenne per gradi e almeno sino alla mwfqconquista mongola di Baghdad (mwfg1258) mwfwsaif a lama diritta ed a lama curva convissero.
L'antica forma del mwgqsaif preislamico sopravvisse solo nell'mwggOman, nella forma della spada mwgwkattaracite-ref-6[6] poi passata sul mwiacontinente mwiqafricano, in mwigSudan e mwiwCiad, nella forma della mwjamwjqkaskaracite-ref-7[7] ancora in uso ai tempi della mwkgGuerra Mahdista (mwkw1881-mwla1889)cite-ref-8[8].
L'abbandono della "spada araba"
Ancora presente nelle mwmwminiature arabo-persiane del mwnaXIII-mwnqXIV secolo, il mwngsaif a lama diritta scomparve definitivamente dalle panoplie musulmane mediterranee nel mwnwXV secolo, definitivamente sostituito dal mwoakilij ottomano e dalle sue forme derivate.
Esemplari di mwogspade cerimoniali mwowottomane a lama diritta e larga, prodotte tra mwpaXVI e mwpqXVII secolo nelle botteghe di mwpgIstanbul e poi pervenute per vie traverse, comunque non chiare, in Occidente, potrebbero essere state derivate, con chiaro intento di mwpwrevival, da queste antiche spade arabe. Tre importanti esemplari di questa tipologia di spade turche sono oggi conservati presso l'mwqaArmeria Reale di mwqqTorino (cat. G. 98, G. 99 e G. 423cite-ref-9[N 1].).
Importante inoltre ricordare che il museo del mwrwTopkapı di Istanbul espone al pubblico una coppia di presunte "spade del Profeta Maometto" delle quali la più preziosa è appunto un esemplare di arma a lama diritta con elsa "a manico di pistola" e sontuoso apparato decorativo del tutto simile ai pezzi sopra citaticite-ref-10[N 2]. Altro segnale importante è il persistere, ancora nel pieno mwtaXVIII secolo, del ricorso, da parte dei mwtqdervisci usi ad accompagnarsi alle truppe degli ottomani (v. mwtgmwtwBektashi)cite-ref-11[9], a spade di mwvalegno a lama lunga e diritta, probabili derivazioni dell'antico mwvqsaif arabo, con chiaro intento religioso-simbolicocite-ref-12[10].
Costruzione
Nella sua forma arcaica, il mwxasaif aveva:
• impugnatura a una mano con pomo a volte uncinato.
Dimensioni e fogge erano molto variabili, a seconda della provenienzacite-ref-13[11].
I principali centri di produzione di spade, identificati nel trattato di al-Kindi, erano: lo mw1wYemen, il mw2aKhorasan, la città di mw2qDamasco (v. mw2gacciaio damasco) e, al di fuori dell'Arabia, l'mw2wEgitto, il mw3aRum (cioè mw3qBisanzio), l'attuale mw3gSri Lanka e mw3wQalah (forse il mw4aKedah). L'informazione è doppiamente importante perché identifica tra i centri produttori territori al di fuori dell'area politica della mw4qmw4gUmma, lasciando sottendere che gli arabi importassero spade (o quanto meno lame) forgiate da altri popoli: interessante in questo senso ricordare che nel mw4w869 i mw5apirati mw5qsaraceni che avevano catturato l'mw5garcivescovo Rolando di Arles chiesero come mw6ariscatto per liberarlo 150 mw6qspade forgiate nell'mw6gImpero carolingiocite-ref-14[12].
Al tempo del califfo mw8aal-Mutawakkil si dismise l'uso di assicurare il fodero della spada al balteo, passando ad assicurarlo direttamente alla cintura. Il ricorso al balteo mantenne uso simbolico, quale richiamo al vestiario del Profeta, come fatto da mw8qNorandino e mw8gSaladino nel mw8wXII secolo.
Nella sua forma tarda, il mw9qsaif, rispetto all'mw9garchetipo della mw9wscimitarra turca, aveva caratteristiche uniformi ma abbastanza eterogenea quanto a particolari:
• la lama era in acciaio wootz importato appositamente dall'mw-wIndia o dalla mw-aPersia. Sempre lunga e ricurva, con tagliente sul lato convesso e dorso solido, spesso non presenta il contro-taglio caratteristico della scimitarra turca vera e propria. Alcuni modelli hanno comunque lama massiccia, uniformemente curva, come il mw-qmw-gtalwar indiano, mentre altri hanno lama più snella, incurvantesi marcatamente solo in prossimità della punta molto acuminata quasi ad imitazione della mw-wmwaqashamshir persiana;
• l'impugnatura ad una mano presenta svariate forme di fornimento, richiamante a volte modelli turchi, a volte modelli persiani ed a volte modelli indiani;
Rispetto ad altre tipologie di scimitarra dai tratti caratteristici più marcati, il mwaq8saif è dunque l'arma più generica che accorpa in sé, accentuandole o no a seconda dei casi, le caratteristiche di tutte le spade a lama ricurva dell'mwaraecumene musulmana.
Simbolismo
I nomi "Saif" e "Saif al Din" (it. "Spada della religione") compaiono con grande frequenza nell'mwaroonomastica araba e lo stesso dicasi per "Dhu l-fiqar" (es. mwarsZulfiqar Ali Bhutto, presidente della repubblica del Pakistan assassinato nel mwarw1979).
Note
Esplicative
cite-note-9N 1. ↑ Tra i tre, spicca nettamente per la bellezza il catalogo G. 423. Descrizione dell'arma in mwasqmwasuVenturoli 2001,mwasy pp. 91-97, basata su mwascAngelucci A (a cura di), mwasgCatalogo dell'Armeria Reale, Torino, 1890, p.mwask G. 423.
cite-note-15N 3. ↑ Questo gusto per la decorazione opulenta del mwatifodero, inteso come mezzo di comunicazione dello mwatmmwatqstatus sociale del portatore dell'mwatuarma bianca, era già presente in epoca premusulmana e testimoniato dal ricchissimo, a volte eccessivo, fornimento del mwatypugnale mwatcmwatgjambiya tipico della mwatkpenisola araba.
Bibliografiche
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Bibliografia
Fonti
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Studi
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Voci correlate
• mwabimwabmDhu l-fiqar, la "mitica" spada a doppia punta appartenuta al mwabqprofeta mwabuMaometto;
• mwabcmwabgKilij, mwabkarchetipo da cui venne sviluppate tutte le mwaboscimitarre, ivi compresi i mwabsSaif a lama ricurva;
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